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Numero 9
Domande di spiritualità

Gennaio - Dicembre 2025

Abstract e allegati

di Giuseppe LaitiFull Text

Spiritualità è divenuta parola polifonica. Accanto alla valenza tradizionale in ambito cristiano ecclesiale che la intende in riferimento alla vita secondo lo Spirito, sia come esperienza, sia come riflessione su di essa (teologia spirituale), sia come esercizi al suo servizio (esercizi spirituali), ha oggi uso ricorrente per indicare ricerca di interiorità, di armonia, di benessere complessivo della persona, come dimensione sottesa ad ogni attività umana che mira a promuoverne la corrispondenza con il proprio desiderio di equilibrio, di significato, di soddisfazione. La ricognizione che qui viene presentata non ha la pretesa di esplorare lo spettro intero dei significati di spiritualità oggi; si propone piuttosto di suggerire alcune attenzioni e qualche pista utile per tracciare ponti o almeno linee di dialogo tra i diversi ambiti che essa oggi tocca. La spiritualità sta stretta come disciplina nell’ambito della teologia pratica (sotto la voce teologia spirituale) e chiede di investire l’intera pratica della teologia, di entrare a far parte del modo di fare teologia.

di Pietro BustiFull Text

Abstract In a world scarred by the violence of conflicts, spiritual seeking is not an escape but a possibility for reopening spaces of listening and transformation within an over-saturated reality. In light of Hartmut Rosa’s theory of resonance, the article explores a form of Christian spirituality capable of sustaining the polarities of our time and of resonating within history as a transformative relationship between the self and the world. The evangelical gesture of the poor widow becomes an emblem of the fragile strength that opens toward transcendence. Religion, when lived as a dispositive force, can dispose persons to this vibration of the real, while safe-guarding the tension between structure and openness. In dialogue with Michel de Certeau and Nicolas Steeves, resonant spirituality emerges as a poetic and ironic art of inhabiting the tensions of history, nourished by the word of the Gospel—a word that does not impose itself, but resonates, allowing the unknown of God to continue to surprise history. Sommario In un mondo assordato dalla violenza delle tensioni, la ricerca spirituale non è evasione, ma possibilità di riaprire spazi di ascolto e di trasformazione dentro un reale ridondante. Alla luce della teoria della risonanza di Hartmut Rosa, l’articolo esplora una spiritualità cristiana capace di reggere le polarità del nostro tempo e di risuonare nella storia come relazione trasformativa tra l’io e il mondo. Il gesto evangelico della vedova povera diventa emblema di questa forza fragile che apre alla trascendenza. La religione, vissuta come forza dispositiva, può predisporre a questa vibrazione del reale, custodendo la tensione tra struttura e apertura. In dialogo con Michel de Certeau e Nicolas Steeves, la spiritualità risonante emerge come arte poetica e ironica di abitare le tensioni della storia, nutrita dalla parola del Vangelo – una parola che non si impone, ma risuona, lasciando che l’indisponibile di Dio continui a sorprendere la storia.

di Gianattilio BonifacioFull Text

Abstract The multiple versions of the ending of the Gospel of Mark respond to different dogmatic and existential needs that emerged within the communities that adopted them. The version that concludes at 16:8, in addition to being widely regarded today as the original conclusion, has the undeniable advantage of leaving room for an open and creative spiritual journey, thereby making it particularly attractive for contemporary spiritual seeking. Sommario Le molteplici versioni della finale del vangelo di Marco rispondono a diverse esigenze di carattere dogmatico ed esistenziale sorte dalle comunità che ne hanno adottato le diverse versioni. Qu ella che finisce in 16,8, oltre ad essere attualmente considerata la finale originaria, ha l’indubbio vantaggio di mantenere lo spazio per un cammino spirituale aperto e creativo e con ciò di mostrarsi attraente per la ricerca spirituale odierna.

di Martino SignorettoFull Text

Abstract The article addresses the theme of pilgrimage in two parts. The first part suggests that, starting from the image of “Jesus the pilgrim,” the early Christian community understood itself as “pilgrim” in this world but with its citizenship in heaven: this is not merely a circumstantial imposition but an identity. The second part reflects on medieval pilgrimage, taking into account its historical development. In light of this analysis, it becomes easier to understand the spiritual configuration of contemporary pilgrimages, both those associated with slow walking routes and those of a more traditional kind. Sommario L’articolo affronta il tema del pellegrinaggio in due parti. Nella prima si offrono alcune suggestioni che, a partire dall’immagine di “Gesù pellegrino”, vanno a far comprendere come la prima comunità cristiana immaginava se stessa “pellegrina” in questo mondo con la sua cittadinanza celeste: non si tratta solo di una condizione subita dalle circostanze ma di una identità. Nella seconda parte si offrono alcune suggestioni legate al pellegrinaggio medievale, tenendo conto della sua evoluzione storica. Alla luce di questa riflessione sarà più facile comprendere come si configurano spiritualmente i pellegrinaggi attuali, sia quelli all’interno dei cammini lenti che quelli più tradizionali.

di Nausicaa MarchioriFull Text

Abstract The article investigates the spiritual dimension of ecumenism as its generative principle and criterion of authenticity. Beginning with the conciliar perspective of Unitatis redintegratio, spiritual ecumenism is understood as the heart of the journey toward unity, wherein prayer, conversion of the heart, and holiness of life constitute the prior condition for any theological and ecclesial dialogue. The reflection unfolds through an analysis of the diverse confessional spiritual traditions (Orthodox, Catholic, Reformed, and Pentecostal), valuing their distinctive traits as gift s of the Spirit for the one Church of Christ, and identifying in the practice of “spiritual hospitality” a concrete path toward communion. One section focuses on the pioneers of spiritual ecumenism, whose monastic and communal lids paths show how spiritual life was a precursor of later theological developments. Lastly, the article explores the spirituality of creation as a shared ecumenical space, with particular attention to the Season of Creation as a liturgical and pastoral practice transversal to the Churches. The study concludes that, for ecumenism to be fruitful, it requires a spirituality capable of recognising in the other the same action of the Spirit and of making communion not only a future goal, but an experience already at work within history. Sommario L’articolo indaga la dimensione spirituale dell’ecumenismo come suo principio generatore e criterio di autenticità. A partire dalla prospettiva conciliare di Unitatis redintegratio, l’ecumenismo spirituale viene compreso come il cuore del cammino verso l’unità, in cui la preghiera, la conversione del cuore e la santità di vita costituiscono la condizione previa di ogni dialogo teologico ed ecclesiale. La riflessione si sviluppa attraverso l’analisi delle diverse tradizioni spirituali confessionali (ortodossa, cattolica, riformata e pentecostale), valorizzandone i rispettivi accenti come doni dello Spirito per l’unica Chiesa di Cristo e rilevando nella pratica dell’“ospitalità spirituale” una via concreta per la comunione. Una sezione è dedicata ai pionieri dell’ecumenismo spirituale, i cui percorsi monastici e comunitari mostrano come la vita spirituale abbia anticipato i successivi sviluppi teologici. Infine, si approfondisce la spiritualità della creazione come spazio ecumenico condiviso, con particolare attenzione al Tempo del Creato quale prassi liturgica e pastorale trasversale alle Chiese. Ne emerge che l’ecumenismo, per essere fecondo, richiede una spiritualità che sappia riconoscere nell’altro la medesima azione dello Spirito e che renda la comunione non solo meta futura, ma esperienza già in atto nella storia.

di Roberto VincoFull Text

Abstract The article reflects on the crisis currently affecting all religions, especially those of the Western world. In view of a progressive decline in religious affiliation and the questioning of certain aspects concerning the very content of religious experience, the question arises: what can be done? Which path can be taken? Is there still a future for religions? There is no certain answer — just questions are left . Several philosophers and theologians of the twentieth century have studied this topic, and their studies may help us find possible solutions to this profound crisis. Starting from Karl Barth’s distinction between “religion and faith” and Dietrich Bonhoeffer’s intuition of a “ non-religious Christianity,” the article analyses indept several spiritual trajectories: Simone Weil’s “mysticism of the threshold,” Etty Hillesum’s original experience of “God in the depths of the self,” Teilhard de Chardin’s “cosmic spirituality,” and finally Raimon Panikkar’s proposal of “pluralism as a spiritual experience.” Sommario L’articolo si propone di riflettere sulla crisi epocale che stanno vivendo anche tutte le religioni soprattutto quelle del mondo occidentale. Di fronte al progressivo calo dei fedeli e alla messa in discussione di alcuni aspetti che riguardano gli stessi contenuti dell’esperienza religiosa, molti si chiedono: che fare? Qu ali percorsi affrontare? C’è ancora un futuro per le religioni? Non ci sono ricette. Solo tanti interrogativi. Sono parecchi i filosofi e le filosofe, i teologi e le teologhe del ‘900 che hanno affrontato seriamente questa problematica. I loro studi e le loro ricerche possono aiutarci a trovare percorsi per uscire da questo momento di profonda crisi. Partendo dalla distinzione tra “religione e fede” di Karl Barth e dalla intuizione di un “cristianesimo non religioso” di Dietrich Bonhoeffer, l’articolo cerca di approfondire alcuni aspetti delle riflessioni sulla spiritualità della “ mistica della soglia” di Simone Weil, dell’esperienza originale del “Dio nel profondo di sé” di Etty Hillesum, della “ spiritualità cosmica” di Teilhard di Chardin e infine del cammino verso “ il pluralismo come esperienza di spiritualità” proposta da Raimond Panikkar.

di Andrea GainoFull Text

Abstract The article explores the renewed interest in the spiritual dimension within the pathways of care, highlighting how the growing complexity of contemporary medicine—technological, efficient, and often fragmented—calls for a more wholesome approach to illness. Through dialogue with perspectives from the medical humanities and palliative care, the text shows how spirituality emerges as an essential component of the quality of life and of the caregiving relationship, especially in moments marked by suffering, fragility, and existential questioning. After outlining the evolution of definitions of spirituality in healthcare and palliative contexts, the article distinguishes between spiritual and religious dimensions, clarifying that spiritual care is a practice shared by the entire healthcare team and not reserved solely to ministers of religion. Lastly, it emphasises how the Christian context roots spiritual care in a relational vision of the person, while warning against impersonal reductions of spirituality. Sommario L’articolo esplora il rinnovato interesse per la dimensione spirituale nei percorsi di cura, evidenziando come la crescente complessità della medicina contemporanea – tecnologica, efficiente e spesso frammentata – renda necessario un approccio più integrale alla persona malata. Attraverso il dialogo con prospettive provenienti dalle Medical humanities e dalle cure palliative, il testo mostra come la spiritualità emerga quale componente essenziale della qualità di vita e della relazione di cura, in particolare nei momenti segnati da sofferenza, fragilità e interrogativi esistenziali. Dopo aver ricostruito l’evoluzione delle definizioni di spiritualità in ambito sanitario e palliativo, l’articolo distingue tra dimensione spirituale e religiosa, chiarendo il ruolo dell’accompagnamento spirituale come pratica trasversale a tutta l’équipe e non solo ai ministri religiosi. Sottolinea, infine, come il contesto cristiano radica la cura spirituale in una visione relazionale della persona, richiamando l’esigenza di evitare riduzioni impersonali della spiritualità.

di Enzo BiemmiFull Text

Abstract The article aims to show how autobiography, meant as the writing of one’s life story, represents a privileged path of human formation, spiritual growth, and fait. The article first explores the formative value of autobiography, showing that it originates from Greek philosophy and in particular from the Delphic maxim “know yourself.” Augustine, in his Confessions, inaugurates the practice of autobiographical writing, which thus possesses distinctly Christian roots. The second part presents the experience of autobiographical writing of one’s faith journey as proposed in the course Faith, Autobiography, and Narrative, offered by the Higher Institute of Religious Sciences of Verona. Lastly, the article shows how narrative is the matrix of Christian faith itself, which arises from an event that is lived, narrated, and handed down. Sommario L’articolo intende mostrare come l’autobiografi a, intesa come scrittura della propria storia di vita, sia una via privilegiata di formazione umana, di spiritualità e a determinate condizioni di fede. Il contributo esplora prima di tutto il valore formativo dell’autobiografi a mostrando che le sue radici affondano nella filosofia greca e nel motto delfico “conosci te stesso”. Agostino nelle sue Confessioni avvia la patica della scrittura autobiografica, la quale dunque ha radici cristiane. Nella seconda parte viene riportata l’esperienza della scrittura autobiografica della propria vicenda di fede proposta nel corso Fede, autobiografi a e narrazione, all’interno dell’off erta formativa dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Verona. Infine l’articolo mostra come le narrazioni siano la matrice della fede cristiana, la quale nasce da un evento vissuto, raccontato, tramandato.

di Renata VincenziFull Text

Abstract The article examines the identity, method, and perspectives of Spiritual Theology, the discipline that studies Christian life as an experience of the Spirit within the concrete existence of believers. It distinguishes itself for its focus on the experiential dimension of faith, interpreted in the light of Revelation and ecclesial tradition, and for its method that is divided in three moments - phenomenological, hermeneutical, and mystagogical. As a didactic framework for teaching the discipline, the article proposes a brief historical overview, followed by a focus on the fundamental themes of the spiritual journey and on the exemplary role of the saints, recognised as privileged witnesses to life in the Spirit; their experiences embody the truth of the Gospel and offer concrete models for understanding the path of holiness to which every baptised person is called. Finally, the text offers new research perspectives—ecology, fraternity, attention to new forms of poverty, wellbeing, and dialogue with neuroscience and digital media—which broaden the horizon of Christian spirituality. Thus, Spiritual Theology is confirmed as a vital space of synthesis between faith, culture, and contemporary life. Sommario L’articolo approfondisce l’identità, il metodo e le prospettive della Teologia Spirituale, disciplina che studia il vissuto cristiano come esperienza dello Spirito nella vita concreta dei credenti. Essa si distingue per l’attenzione alla dimensione esperienziale della fede, alla luce della Rivelazione e della tradizione ecclesiale, assumendo un metodo articolato in momenti fenomenologico, ermeneutico e mistagogico. Propone come struttura didattica dell'insegnamento della disciplina un breve excursus storico, si centra poi sui temi fondamentali del cammino spirituale e sull’esemplarità dei santi, riconosciuti come testimoni privilegiati della vita nello Spirito; le loro esperienze incarnano la verità del Vangelo e offrono modelli concreti per comprendere il cammino di santità a cui ogni battezzato è chiamato. Infine, il testo apre a nuove prospettive di ricerca — ecologia, fraternità, l’attenzione alle nuove povertà, benessere e dialogo con neuroscienze e media digitali — che ampliano l’orizzonte della spiritualità cristiana. In tal modo, la Teologia Spirituale si conferma come spazio vitale di sintesi tra fede, cultura e vita contemporanea.