Esperienza e Teologia - Rivista di approfondimento teologico e pastorale dello Studio Teologico San Zeno e dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona


Numero 18

Gennaio – Giugno 2004
"C'è spazio per la Parola che salva?"
Problemi e prospettive dell'evangelizzazione nel contesto culturale europeo e italiano

 

 

 


INTRODUZIONE


Motivo e obiettivi del convegno

di Andrea Gaino


(full text)



 

"Nuova evangelizzazione", "rievangelizzazione", sono espressioni che sentiamo ormai ricorrenti nell'ambito della elaborazione teologica contemporanea e nel contesto della riflessione pastorale che coinvolge i paesi di antica tradizione cristiana come sono quelli europei. L'espressione e ancor più l'appello a vivere una stagione di nuova evangelizzazione attraversa con insistenza l'insegnamento di Giovanni Paolo II e indica la prospettiva con cui guardare al futuro delle nostre comunità cristiane. "Nutrirci della Parola, per essere "servi della Parola" nell'impegno dell'evangelizzazione: questa è sicuramente una priorità per la Chiesa all'inizio del nuovo millennio. È ormai tramontata, anche nei Paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una "società cristiana", che, pur tra le tante debolezze che sempre segnano l'umano, si rifaceva esplicitamente ai valori evangelici. Oggi si deve affrontare con coraggio una situazione che si fa sempre più varia e impegnativa, nel contesto della globalizzazione e del nuovo e mutevole intreccio di popoli e culture che la caratterizza. Ho tante volte ripetuto in questi anni l'appello della nuova evangelizzazione. Lo ribadisco ora, soprattutto per indicare che occorre riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall'ardore della predicazione apostolica seguita alla Pentecoste". (Novo millennio ineunte, 40). Lo stesso impegno traccia anche la direzione del cammino pastorale intrapreso dalla Chiesa italiana (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il primo decennio del 2000). Le indicazioni qui offerte sollecitano ad affrontare il futuro con piena fiducia, nella consapevolezza di essere sempre accompagnati dalla presenza di Cristo risorto, chiamati a scoprirne la forza rinnovatrice nell'azione dello Spirito, invitati a coltivare il seme di una speranza che non delude per essere capaci di ravvivare la speranza di ogni uomo.

Se la nuova condizione in cui la comunità cristiana è chiamata a vivere la propria azione evangelizzatrice è da molte parti evidenziata e comunemente riconosciuta, trova tuttavia differenti prospettive di lettura sia nel considerare il contesto culturale, sia nell'indicare atteggiamenti e metodi dell'annuncio. Sul primo versante si va dalla presa di distanza carica di sospetto nei confronti di un mondo che non sembra offrire spazio adeguati per il Vangelo, ad affrettata omologazione di metodi comunicativi, alla paziente opera di ascolto, discernimento, elaborazione culturale che sappia dire la forza rinnovatrice del Vangelo dentro le più intime giunture della storia. Anche sul versante dell'evangelizzazione si conoscono sensibilità e prospettive d'azione diverse, da chi interpreta questa azione ecclesiale in senso unidirezionale come necessità di dare al di fuori ciò cha al di dentro già si ha, a chi ha perso la consapevolezza dello scarto che il Vangelo sempre mantiene rispetto ad ogni sua attuazione storica, a chi riconosce l'evangelizzazione come azione possibile a coloro che sempre per primi si sentono destinatari di un annuncio che muove a conversione e apre uno sguardo nuovo sulla vita e sulla storia.

Cercare un percorso all'interno di questa mappa è la ragione che ha portato gli istituti di formazione teologica della diocesi di Verona (Studio Teologico "San Zeno" e Istituto Superiore di Scienze Religiose "San Pietro martire") in collaborazione con la rivista "Evangelizzare" a promuovere un incontro che consentisse di scambiare riflessioni ed esperienze tra chi opera nella pastorale della catechesi e dell'evangelizzazione.

L'obiettivo che ci si è prefissati è stato quello di dare voce a diversi osservatori che, pur nell'affinità del comune contesto europeo, potessero mettere in dialogo prospettive maturate in luoghi differenti per storia e tradizione ecclesiale come sono il contesto belga, l'esperienza francese, la situazione italiana. Proprio la connessione di questi differenti osservatori ha consentito di allargare lo sguardo, di integrare prospettive, di scambiare esperienze e di confrontare orientamenti pastorali. Non si trattava, infatti, di restare al livello di lettura della situazione, ma di iniziare a delineare attitudini nuove e scelte strategiche per dire il Vangelo nel nostro oggi.

Così Andrè Fossion, dal suo osservatorio belga, ha indicato gli spazi oggi aperti per la nuova evangelizzazione e si è soffermato a tracciare lo stile e gli atteggiamenti richiesti a chi si pone in questa prospettiva.

A Sergio Lanza è stato chiesto di indicare come va pensata la fede nel mutare del contesto culturale, cercando di offrire una lettura della situazione che non si fermasse alla sola analisi del contesto odierno, ma andasse a delineare alcune prospettive di azione pastorale.

Denis Villepelet, portando la sensibilità maturata nell'ambito francese, ha tracciato alcune prospettive per la prassi ecclesiale dell'evangelizzazione e della catechesi, sottolineando con insistenza l'inscindibile connessione che si dà oggi tra queste due azioni ecclesiali; ulteriormente, ha mostrato come sia oggi necessario pensare la prassi ecclesiale secondo modelli plurimi e differenziati.

Enzo Biemmi e Gabriella Barbon hanno presentato un bilancio, ancora parziale, dei tentativi posti in atto dalla Chiesa italiana, sia nella sua espressione istituzionale sia nella sua esperienza di base, per attuare l'opera di evangelizzazione. L'intervento ha presentato guadagni e nodi in riferimento a tre grandi cantieri aperti: l'iniziazione cristiana, il primo annuncio, la formazione.

Infine, Augusto Barbi ha offerto, a modo di conclusione, una rilettura dell'icona biblica dell'evangelizzatore seguendo il racconto degli Atti che narra l'incontro tra Filippo e l'eunuco etiope (At 8,26-40). Con riferimento a questo testo ha rievocato atteggiamenti, metodo e contenuto dell'azione evangelizzatrice, raccogliendo e rilanciando quanto emerso nel dibattito.

L'obiettivo che il convegno ha cercato di perseguire resta ovviamente ancora solo abbozzato, tuttavia ci sembra di aver contribuito a porre in campo riflessioni e proposte feconde che consentono di portare avanti ulteriormente il ricco dibattito che vede impegnate le comunità cristiane nel loro servizio di evangelizzazione.

"C'è spazio per la Parola che salva?". Possiamo dire che la domanda posta a titolo del Convegno non è risultata né retorica, né scorretta. Certamente la coscienza cristiana sa che il Vangelo ha sempre spazio nella storia dell'uomo, tuttavia sa anche che questo spazio va cercato, riconosciuto, nella consapevolezza che la nostra modalità di ascolto e di annuncio non è già e immediatamente il Vangelo e che questa va sempre di nuovo pensata in ragione dei differente contesti in cui l'uomo vive. È in questa prospettiva che la domanda ci ha sollecitato e accompagnato e ha consentito di intravedere feconde piste di ricerca e di azione pastorale. Quanto emerso dall'incontro è qui offerto perché non solo chi ha partecipato al convegno, ma anche altri possano arricchirsi della riflessione e del confronto là iniziato e siano implicati nell'impegnativo e suggestivo percorso sul quale ci ha indirizzato.

 

 

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