Esperienza e Teologia - Rivista di approfondimento teologico e pastorale dello Studio Teologico San Zeno e dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose San Pietro Martire di Verona


Numero 10/11

Gennaio – Dicembre 2000
Tempo dell'uomo, tempo di salvezza

 

 

Presentazione

Augusto Barbi e Enzo Biemmi (pp. 5-6)

 

Introduzione

Tempo dell’uomo, tempo di salvezza
Andrea Gaino (pp. 7-10)

 

Studi

«C’è un tempo per ogni cosa» (Qo 3,17). Significato del tempo nella sapienza ebraica biblica
Valentino Cottini (pp. 11-28)

La fine del tempo nel Vangelo secondo Giovanni
Jean Marie Sevrin (Lovanio) (pp. 29-44)

Tempo della vita e storia della salvezza in Gregorio Nisseno
Giuseppe Laiti (pp. 45-55)

Desiderio e ricordo. L’"esposizione sul salmo 37" di Agostino
Cristina Simonelli (pp. 57-67)

Che cos’è il tempo? Spunti per una riflessione storico-filosofica
Roberto Vinco (pp. 69-78)

"Chronos e Kairos". Soggetti al tempo: il tempo è la sostanza di cui sono fatto
Giuseppe Accordini (pp. 79-90)

Sul valore della temporalizzazione del cosmo, di Gesù di Nazaret e dell’uomo cristiano
Serio De Guidi (pp. 91-125)

 

 

 

 


Presentazione

 

La rivista "Esperienza e Teologia" con il presente numero vive un significativo cambiamento, destinato a rafforzarla e qualificarla ulteriormente.

Nata nel 1995 (La vita consacrata. Un servizio di profezia nella comunità ecclesiale) è stata nei i suoi primi dieci quaderni (nn. 0 – 9) l’espressione del lavoro interdisciplinare dei docenti e degli studenti dell’Istituto Superiore di Scienze religiose "S. Pietro Martire" di Verona. In particolare, le giornate interdisciplinari dell’Istituto sono stati i "laboratori" di riflessione e di lavoro comune nei quali hanno preso forma i temi confluiti nella rivista. A distanza di cinque anni la rivista allarga i suoi destinatari e può d’ora in poi godere dell’apporto dei docenti e degli studenti dello Studio Teologico San Zeno. Si tratta di una feconda interazione tra i due Istituti di teologia e di un ulteriore impegno di lavoro comune tra docenti e studenti.

Una delle caratteristiche originali della rivista è stata di essere strumento accessibile agli studenti e ad altre componenti ecclesiali, per la loro formazione teologica e pastorale. "Esperienza e teologia" non cambierà questa intenzione e questo stile. Resterà e si rafforzerà come strumento che esplora la dimensione pratica della teologia, coniugando l’esperienza cristiana con il dato della fede e la riflessione teologica.

A partire dal presente numero, la rivista può dunque impegnarsi su un triplice fronte di ricerca:

a) l’approfondimento di alcuni temi specifici di teologia, accentuando il suo carattere di ricerca e permettendo una formazione teologica seria e vivace;

b) la riflessione pastorale pratica, entrando nel vivo di alcuni temi e problemi che interessano la comunità cristiana e il suo compito di annuncio del Vangelo;

c) l’approccio interdisciplinare di alcuni temi in vista dell’insegnamento della teologia, con funzione didattica a servizio dei docenti e degli studenti dei due Istituti.

Ogni lavoro di ricerca che miri a coniugare esperienza e teologia, riflessione e vita cristiana, rigore scientifico e osservazione della realtà è esigente ed appassionante allo stesso tempo.

La rivista "Esperienza e teologia" è segno di questa passione condivisa che mira sempre di più a mostrare la bellezza della fede cristiana e a dare ragione all’uomo di oggi della speranza che è in noi.

Possa questo impegno giovare alla Chiesa che è in Verona e a tutti coloro che si accosteranno alla rivista.

 

don Augusto Barbi
direttore
dello Studio Teologico "San Zeno"

 

fratel Enzo Biemmi
direttore
dell’Istituto "S. Pietro Martire"

 


INTRODUZIONE


Tempo dell’uomo, tempo di salvezza

 

di Andrea Gaino


(full text)



 

Tra i differenti temi che la celebrazione dell’anno giubilare segnala alla nostra attenzione, la meditazione sul significato del tempo non è certamente ultimo. Perciò, dopo aver accompagnato gli anni di preparazione a questo evento con la riflessione sui cardini della fede cristiana (1), vogliamo ora soffermarci a riflettere sul significato stesso del "celebrare" il mistero della Trinità "nel tempo".

Di fronte all’eternità di Dio il tempo appare come ciò che è proprio dell’uomo; è per esso che si segnala lo sviluppo della vita e in riferimento al suo fluire e finire si affaccia la domanda circa il senso della vita stessa. La storia del pensiero occidentale è attraversata dalla domanda intorno al tempo, riscontrando in essa una delle categorie privilegiate per dire dell’uomo stesso (2). Condizione propria dell’uomo, l’essere nel tempo non è tuttavia diaframma che lo distanzia da Dio e ostacola la relazione con Lui dacché il Verbo stesso di Dio, fattosi carne, ha potuto abitare il tempo senza annullarlo, ma conferendogli pienezza (Gal 4,4): è questa che riverbera sempre ancora nel nostro tempo e ci consente di celebrarlo come storia di salvezza.

Una meditazione sul significato del tempo può quindi mostrarsi feconda nell’aiutare a riconoscere la profondità nell’evento giubilare, oltre l’occasionalità della ricorrenza cronologica. La sua celebrazione, infatti, ha fondamento proprio nella comprensione cristiana del tempo. "Nel cristianesimo il tempo ha un’importanza fondamentale. Dentro la sua dimensione viene creato il mondo, al suo interno si svolge la storia della salvezza, che ha il suo culmine nella "pienezza del tempo" dell’Incarnazione e il suo traguardo nel ritorno glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi. In Gesù Cristo, Verbo incarnato, il tempo diventa una dimensione di Dio, che in se stesso è eterno. Con la venuta di Cristo iniziano gli "ultimi tempi" (cfr. Eb 1,2), l’"ultima ora" (cfr. 1Gv 2,18), inizia il tempo della Chiesa che durerà fino alla Parusia. Da questo rapporto di Dio col tempo nasce il dovere di santificarlo" (3). Il tempo dell’uomo può essere vissuto come tempo di salvezza, è questo il senso che il cristiano riconosce al proprio tempo.

La ricchezza dell’annuncio cristiano mostra tutta la sua portata quando sa incrociare la domanda che l’uomo porta dentro di sé, senza svuotarla, né eluderla. Alla ricognizione del nostro tema non sfugge quindi l’importanza di situare la riflessione nel percorso di questa domanda. In particolare, nella consapevolezza del fatto che "ogni civiltà è decisa dall’esperienza che fa del tempo, un’esperienza che fornisce l’orizzonte a partire dal quale risulta comprensibile il modo di pensare il senso dell’agire di quella determinata civiltà" (4), sentiamo con urgenza oggi il bisogno di pensare l’esperienza del tempo nel momento storico e nel contesto culturale a cui apparteniamo. La riflessione sul tempo ha anche qui una sua ragione profonda e di particolare attualità.

L’esperienza immediata, la ricerca sociologica, la riflessione filosofica sembrano concordi nel dirci che oggi viviamo un tempo spezzato, che appare sotto molti aspetti come un insieme di attimi isolati e a sé stanti, senza un prima e un dopo, senza un filo che scorra e dia unità. Effetto questo del processo di globalizzazione esigito e portato avanti da uno sviluppo tecnologico, e in particolare della comunicazione, che ha reso ogni rapporto, anche con chi è lontano, simultaneo: distanze e attese sembrano cancellate (5). Il tempo è percepito così come i pezzi di un puzzle, non necessariamente coerenti tra loro. Il futuro è qualcosa che capita di per sé, senza che su di esso si possa incidere con la propria azione; correlativo ad un passato la cui memoria non ha più influenza sull’attualità, che lo percepisce appunto come "sorpassato". Da qui la spasmodica concentrazione sul presente, da vivere in tutta la sua intensità perché non sfugga e che, tuttavia, nel suo essere privo di radici e di prospettiva resta sempre un "attimo" (6).

Anche in ragione di ciò la celebrazione del giubileo, se saprà evitare il rischio di ridursi all’attimo del grande evento, il cui esito sarebbe solo quello di aver posto un’ulteriore tassello nel processo di globalizzazione che "omogeneizza" il tempo e lo consuma in fretta togliendogli profondità e durata, potrà essere vissuta come il dono di una ritrovata profondità del tempo, come storia salvifica proprio per l’oggi. Tale consapevolezza domanda di prestare attenzione a come accogliamo questo dono di salvezza, e ciò rinvia a considerare la struttura antropologica della temporalità. L’attenzione a questa permette di riconoscere l’origine del disagio che oggi viviamo di fronte a un tempo che, quanto più è riempito di sollecitazioni, tanto più appare sfuggente nei suoi significati profondi e pertanto sottratto alle nostre possibilità di azione.

 

Con questi brevi richiami ci introduciamo nella profondità e nell’attualità del tema che intendiamo affrontare in questo studio interdisciplinare. La riflessione offerta si presenta come piccolo, ma riteniamo significativo, contributo sul percorso di questa ricerca. L’approccio interdisciplinare, permette di avvicinare il tema da differenti angolature (biblica, patristica, storica, filosofica, teologico-sistematica) contribuendo a tendere vivo il dialogo tra esperienza umana e annuncio di fede; offre così non tanto la soluzione di una questione, ma piuttosto l’indicazione di un percorso esemplificativo lungo il quale si può riconoscere la fecondità di una riflessione.

Lontana dal puro esercizio accademico, così come dalla semplice suggestione dell’urgenza del momento, la domanda sul tempo che in questo lavoro ci accompagna può avvicinarci a quanto contraddistingue l’esperienza umana nel suo intimo là dove incontra la presenza stessa di Dio: qui il tempo si fa celebrazione della salvezza.

 

NOTE

 

(1)  I precedenti numeri della rivista si richiamano espressamente a questo cammino.

(2)  Le differenti accezioni con cui si precisa la categoria di "tempo": misura del movimento, durata-distensione della coscienza, struttura delle possibilità per la libertà, orientano a pensarlo quale categoria antropologica prima e piuttosto che cosmologica. Cfr. N. Abbagnano, Tempo, in Dizionario di filosofia, UTET, Torino 1993, 863-867.

(3)  Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Tertio Millennio Adveniente, n° 10.

(4)  U. Galimberti, Psiche e techne, L’uomo nell’età della tecnica, Fetrinelli, Milano 1999, 499.

(5)  Caratteristica della odierna civiltà della tecnica è proprio la ridefinizione di tutte le categorie fondamentali nelle quali si è riconosciuta la tradizione occidentale; tra queste, in particolare, le categorie di tempo, di storia e, conseguentemente, la comprensione stessa dell’uomo. È questa la tesi portata avanti dallo studio, sintetico, ma particolarmente stimolante di U. Galimberti, Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica.

(6)  Sembra questa, in sintesi, la diagnosi condotta su un gruppo di ragazzi italiani tra i sedici e i ventiquattro anni dal sociologo Mario Pollo, I labirinti del tempo, Franco Angeli, Milano 2000. Si constata come la maggior parte degli intervistati mostra una percezione del tempo lontana da quella consueta della tradizione occidentale, che ha sempre trovato il senso della vita nella storia, cioè nel rapporto tra memoria e progetto futuro.

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